Il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria, una ricorrenza istituita in Italia con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 e riconosciuta a livello internazionale dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 60/7 del 1° novembre 2005. La data non è casuale: il 27 gennaio 1945 le truppe dell'Armata Rossa varcarono i cancelli del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau, portando davanti agli occhi del mondo l'orrore della Shoah. Nel 2024 ricorrono settantanove anni da quella liberazione: settantanove anni durante i quali il dovere della memoria non si è mai spento, ma anzi è diventato sempre più urgente, soprattutto ora che i sopravvissuti, testimoni viventi di quell'abisso, sono sempre meno.
Il Giorno della Memoria non è soltanto un momento per commemorare i sei milioni di ebrei sterminati nei campi nazisti, insieme ai Rom e ai Sinti, agli oppositori politici, agli omosessuali, ai Testimoni di Geova, alle persone con disabilità e a tutti coloro che il regime hitleriano considerò "vite indegne di essere vissute". È anche un impegno collettivo per difendere i valori di libertà, uguaglianza e giustizia su cui si fondano le nostre democrazie. Oggi più che mai, diciamo NO all'indifferenza e all'odio.
L'Italia ha le sue ferite specifiche da ricordare. Le leggi razziali fasciste del 1938 spogliarono i cittadini italiani di religione ebraica dei loro diritti civili, professionali e umani, preparando il terreno alle deportazioni che sarebbero seguite dopo l'8 settembre 1943. Furono circa ottomila gli ebrei italiani deportati nei campi di sterminio: solo poche centinaia tornarono a casa. Tra loro, voci come quelle di Primo Levi e di Liliana Segre hanno trasformato la sopravvivenza in testimonianza, perché, come scrisse Levi: se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.
Questa giornata ci insegna a non essere mai spettatori silenziosi di fronte all'ingiustizia. L'indifferenza, ha ammonito più volte Liliana Segre, è più colpevole della violenza stessa, perché è il terreno in cui la violenza attecchisce e cresce. Non a caso, la senatrice a vita ha voluto che la parola "INDIFFERENZA" fosse incisa all'ingresso del Memoriale della Shoah di Milano, al Binario 21 della Stazione Centrale, da cui partirono i convogli verso Auschwitz. Non dimenticare è un dovere; agire è una responsabilità. Ricordiamo l'Olocausto non solo per onorare il passato, ma per costruire un futuro libero dall'odio, da ogni forma di discriminazione e dall'indifferenza.
In un'epoca in cui antisemitismo, razzismo e nuove forme di intolleranza tornano a manifestarsi con preoccupante frequenza, custodire la memoria significa anche educare le nuove generazioni, leggere, ascoltare le testimonianze finché è possibile farlo, visitare i luoghi della memoria, riconoscere i segnali dell'odio prima che diventino violenza. La memoria, perché resti viva, deve farsi azione quotidiana: nelle parole che scegliamo, nei gesti verso chi è diverso da noi, nel coraggio civile di alzare la voce quando il silenzio sarebbe più comodo.
Uniti contro l'odio, sempre.